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domenica, 22 Settembre 2022

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La nonna Elisabetta, la virtù della leggerezza, e Villa Lante

Mia nonna si chiamava Elisabetta Serafini e nacque a Bagnaia nel 1934. Ha trascorso con me meno tempo di quanto avrei voluto ma era una donna così particolare che ogni ricordo con lei l’ho ben impresso nella memoria.

Era una saltimbanca e mi faceva molto ridere, ogni momento in sua compagnia che passo in rassegna nella mia testa mi vedo a sbellicarmi dalle risate.

Quando ero piccolina il mio paese era molto diverso; c’era questa pletora di donne capeggiate –secondo me- proprio dalla nonna Betta che trascorrevano i pomeriggi sulla sediola in mezzo alla via e parlavano di cucina, di ricamo, dei nipoti e soprattutto di pettegolezzi.

Il lavatoio di Bagnaia (VT).

Quanto hanno lavato le donne di Bagnaia al lavatoio! Ogni giorno c’era un lenzuolo da sciacquare e la vita di una compaesana da smacchiare. La nonna mi portava con sé ed io sentivo come attutite le loro voci maldicenti perché mi lasciavo assorbire dalla visione dalle mani ruvide e rugose che si arrossavano sotto l’acqua corrente gelata ed il sapone di Marsiglia.

Villa Lante

La nonna ogni pomeriggio mi portava alla Villa Lante, che è questo Parco più grande dell’antico centro abitato stesso. Io non lo sapevo perché ero troppo piccola ma ero una di quelle italiane privilegiate, che hanno la possibilità di crescere nel verde e nel bello senza che le tasche piangano. 

Villa Lante, quel polmone verde nel quale insieme a mia nonna giocavo a nascondino parlando in un italiano dialettale, è uno dei più famosi giardini italiani a sorpresa manieristici del XVI secolo. E quindi io mi nascondevo dietro una statua di Poseidone di pregevole fattura mentre nonna contava per darmi il tempo di farlo –si ammucciava, direbbero da me- appoggiata alle colonnine della Fontana dei Quattro Mori. Correvo gioiosa sui sentieri che secoli prima erano percorsi dai cavalli dei conti durante le battute nella riserva di caccia, placavo l’arsura negli stessi fontanili dove il Cardinale Gianfrancesco Gambara magari raccoglieva l’acqua da santificare.

Gianfrancesco Gambara (Brescia 1533- Roma 1587) nel 1566 divenne amministratore apostolico delle diocesi unite di Tuscania e Viterbo e, nello stesso anno, fece realizzare i giardini di Villa Lante.

Nelle giornate estive più afose in quei fontanili, insieme alla nonna, ho anche fatto il bagno, con i pesci rossi che mi scivolavano tra le gambine e tutta bagnata mi arrampicavo sulla statua del Pegaso facendo finta di essere un’amazzone.

Statua di Pegaso

Erano altri tempi, tempi non troppo distanti ma durante i quali la tutela dei beni artistici non era così –giustamente- affermata come è oggi. 

Nel frattempo sono cresciuta, Villa Lante nel 2011 è stata nominata parco più bello d’Italia. Io non ho più fatto il bagno nelle fontane, nemmeno mia nonna che non c’è più. Ma su quei prati ho prima giocato, poi ho parlato con le mie amiche e mi ci sono confidata, ci ho fatto le prime passeggiate con il mio amore e gli ho dato il primo bacio, ci ho studiato tanto e spesso per preparare interi esami. 

È quel posto del cuore nel quale si ritempra l’animo, si ricaricano le energie e a volte si viene colpiti dalla malinconia del tempo che passa. 

In cuor mio so, però, che la bellezza fa questo effetto a chiunque.

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