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Solstizio di fuoco nelle Alpi Carniche

Nella regione alpina della Carnia (UD), ai piedi del Tenchia, la montagna cantata da Carducci (In Carnia in Rime nuove) e poco lontano dal Passo di Monte Croce Carnico, che collega l’Italia all’Austria, si adagia il piccolo borgo di Cercivento (in friulano Çurçuvint) in cui non solo gli anziani e i nostalgici, ma anche i giovani custodiscono una copia delle preziose chiavi dei giorni che furono, che ritornano in vita attraverso il puntuale rinnovo di tradizioni e antichi rituali.

Uno di questi è il lanç das cidulas (o cidules), tradizione antichissima che a Cercivento si svolge nel periodo che va dal 24 giugno (San Giovanni Battista) al 29 giugno (Santi Pietro e Paolo) e prevede il lancio di piccole rotelle di legno arse in un falò, colpite con un bastone e gettate in un dirupo, al fine di augurare prosperità e felicità a tutte le coppie non sposate del paese, accuratamente registrate in una lista aggiornata di anno in anno. Si pensa inoltre che più la cidula vada lontano maggiore sia la felicità della giovane coppia a cui è dedicata.

Nel pomeriggio che precede il lancio delle cidulas vi è la messa dei vesperi nella quale viene benedetto il mac di San Zuan, un mazzetto di specifiche erbe aromatiche e officinali – come iperico, malva, ginepro, ruta, sambuco, melissa, salvia- con proprietà curative e protettive dal male e dal malocchio, raccolte dopo il solstizio d’estate.

La sera del 24 giugno i cidulârs, i giovani del paese addetti al lancio delle cidulas, si ritrovano in cima a un dirupo detto Scaiole, palcoscenico naturale per il pubblico ben distribuito nei punti strategici del paese e della vallata, per poi procedere con il rituale che, tra sacro e profano, dà il benvenuto all’estate carnica. Il primo lancio avviene in onore di San Giovanni mentre tradizione vuole che il secondo sia dedicato ai preti del paese.

A un tacito segnale, il cidulâr annunciatore, con tono epico e ritmo ben scandito, proclama a gran voce, lista e microfono alla mano:

Vele vele vele/ cheste ae biele/cidule e cidulinute/ca vadi in onôr di chê inamorade giovine la (nome della ragazza seguito da patronomico o segni identificativi)./ E che Diu la mantegni/ in lungje/ e lungjisime vite/ e grande sanitât/ cul so cjar giovin il (nome del ragazzo seguito da patronimico o segni identificativi) inamorât/ e ca vadi.” 
(trad. “Eccola, eccola, eccola qui/ questa è bella/ cidule e cidulinute/ che vada in onore a quella giovane innamorata la (…)di (…). /E che Dio la preservi/ per una lunga/ lunghissima vita/ in salute/ insieme al suo bel giovane (…) di (…) innamorato./ E che vada (la cidula).  

E son faville. Per i cidulârs, felici tramiti di tradizioni e per gli spettatori col naso al’insù, che seguono la traiettoria del lancio sperando che la rotella infuocata faccia il suo giusto corso. Nel bene e nel male.


Conte Flame (2015), album del cantautore carnico Alvise Nodale in cui è contenuta la canzone Cidules. https://alvisenodale.bandcamp.com/

Il brano Cidules https://www.youtube.com/watch?v=s4m16eWj-ps&list=PLGGUKSiA4NQNPCkD2__azc4vir3GluzIp&index=5 del cantautore carnico Alvise Nodale (1995) racconta lo svolgimento del rituale del lancio, dando voce ai pensieri di un gruppo di giovani tra amori, speranze, vino e ironia:

Plui lungje a va la cidule plui lunc sarà l'Amôr                   
sa va curte.. Biâts mai lôr!
Fortune encje a di chei ch’a si studarà in paîs
la mê a stente già a partî!
Par usnot vin crodût che l'Amôr vegni detât
da distance che une stele a fâs colant.
Ma vin becât nome un toc di veretât
l'Amôr come cidule a gire, al ven e al va…

(trad.)

Più distanza copre la Cidule più lungo sarà l’Amore
se ne fa poca… Poveri mai loro!
Fortuna anche a quelli a cui si spegnerà in paese
la mia stenta già a partire!
Per stasera abbiamo creduto che l’Amore venga dettato
dalla distanza che una stella copre cadendo..
Abbiamo azzeccato solo un pezzo di verità
l'Amore come una ruota gira, viene e va…

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Gloria Costante
Gloria Costante
Sono insegnante e traduttrice dall'inglese, francese, spagnolo verso l'italiano e collaboro con OpenPlanet come redattrice. Amo imbottigliare parole e sferruzzare racconti, seduta ad ascoltare storie di anziani e viaggiatori che nutrono la mia nostalgia di quelle epoche che non ho mai vissuto ma che, come in un romanzo di Proust, prendono vita davanti a me quando vengono spolverate dal silenzio del non raccontato. Amo il freddo dei romanzi russi, le montagne e il vino rosso della Carnia e la silenziosa compagnia dei miei gatti. Mi piace viaggiare con la mente e con la valigia e penso che OpenPlanet sia il posto giusto per fare tutto ciò.

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